Psicologia nel Ssn: quale modello?
Luglio 30th, 2008
Cari colleghi, ho pensato di cominciare questo contributo riprendendo un brano dell’intervento di Peppe Sammartano intitolato “Il servizio di psicologia: un esempio di complessità organizzativa” tenuto al Convegno - La Psicologia: una risorsa del S.S.N. - a cura dell’Ordine degli Psicologi del Lazio, a Roma nell’ottobre del 2001.
“… allora, se c’è una complessità epistemologica del pensare, in psicologia, vi è anche una complessità e una multiformità istituzionale del “fare psicologia”. (……) la necessità del coordinamento delle psicologie nasce dal convincimento che questa multiformità, per non divenire frammentazione, vada armonizzata unitariamente. Non dalla complessità della disciplina, in sé stessa, noi dobbiamo guardarci, ma dalla frammentazione discorsiva, pragmatica e istituzionale che da tale complessità così spesso nasce. (……) Non possiamo certo, con i Servizi di psicologia, risolvere alla radice – occorre dirlo - problemi di impostazione disciplinare, istituzionale, metodologica che la psicologia, in quanto area di ricerca culturale, deve risolvere attraverso lo sviluppo della sua stessa storia al formarsi della quale, ad ogni modo, partecipiamo e concorriamo.
Credo, però, che i Servizi di psicologia possano offrire uno strumento organizzativo e un contenitore istituzionale che renda possibile, non l’annullamento, ma la gestione della complessità teoretico-metodologica e pragmatica della psicologia nel contesto specifico della sanità…”
Parto da questo brano perché il suo contenuto mi pare illuminante su alcune questioni centrali e ancora attuali per l’organizzazione dell’assistenza psicologica:
· propone un metodo per gestire la complessità dell’epistemologia psicologica e non per la semplificarla nell’applicazione al contesto del Servizio Sanitario Nazionale,
· tenta di coniugare la teoria e la pratica dell’organizzazione con la multiformità del bisogno e della domanda psicologica attraverso la proposta di uno strumento: il Servizio di psicologia, che possa:
o ridare un senso unitario al “fare psicologia”,
o far riemergere, dalle “frammentazioni istituzionali” e dei loro sistemi informativi, il dato del bisogno di interventi psicologici,
o consentire ai cittadini utenti di aver un “luogo” istituzionale dove poter esprimere la loro domanda di aiuto psicologico.
A livello di società scientifiche professionali, questa “visione” del Servizio di psicologia è diventata la “mission” della S.I.P.S.O.T. che ha compreso come fosse necessario sviluppare una strategia che coniugasse gli aspetti tecnici e professionali con quelli di struttura organizzativa autonoma della Psicologia a livello aziendale. Se una delle finalità per cui è sorta la S.I.P.S.O.T. è stata quella di: stimolare la nascita e l’elaborazione di un pensiero professionale e di una cultura di Servizio psicologico e la loro trasmissione nelle filiere formative, con l’avvio delle prime esperienze organizzative ci si è resi conto dell’importanza che solo un’organizzazione professionale che apprenda analizzando i propri successi ed insuccessi può mantenere nel tempo la qualità e con essa la possibilità di continuare ad esistere e a produrre innovazione e risposte in merito ai modelli organizzativi più performanti ed in grado di rispondere alla aumentata complessità della domanda di aiuto psicologico.
I primi passi sono stati quelli di censire le strutture complesse e semplici di psicologia esistenti nel S.S.N. e di redarre la prima versione delle “Linee di indirizzo per l’assistenza psicologica erogata dalle strutture organizzative complesse di psicologia, territoriali ed ospedaliere, del S.S.N. e per gli interventi a favore dello sviluppo dell’integrazione socio – sanitaria”, prodotte, nel novembre del 2003, a cura della Società Italiana di Psicologia dei Servizi Ospedalieri e Territoriali (SIPSOT) in collaborazione con l’Ufficio di Presidenza di Federsanità A.N.C.I. Nazionale, il Direttivo Nazionale di Federsanità A.N.C.I. e Federsanità A.N.C.I. Piemonte.
Il primo capoverso delle “Linee di indirizzo” definisce che: “L’assistenza psicologica si occupa delle condizioni psicologiche attinenti la salute che determinano la domanda della popolazione alla struttura sanitaria. L’assistenza psicologica viene garantita nel Servizio Sanitario Nazionale dalle Strutture Organizzative Complesse di Psicologia.”
Le Strutture Complesse di Psicologia sono così definite:“Le SS.OO.CC. di Psicologia forniscono prestazioni ed attività psicologiche, in ambito territoriale ed ospedaliero, in piena autonomia gestionale e professionale, in risposta a bisogni di salute psicologica che vengono esplicate mediante l’erogazione di interventi definiti da protocolli e linee – guida: psicologiche, cliniche ed organizzative. Le attività erogate dalle SS.OO.CC. di Psicologia vengono inoltre effettuate, in ambito territoriale ed ospedaliero, in risposta a bisogni complessi di salute, all’interno di percorsi diagnostico - terapeutico - riabilitativi articolati ed integrati con altre SS.OO.CC. o professioni socio – sanitarie, e si esplicano mediante interventi definiti all’interno di profili assistenziali ad elevata integrazione sanitaria”.
Le motivazioni professionali che sottostanno allo sforzo di coniugare clinica e organizzazione sono sintetizzate da Daniele Saglietti in un suo lavoro del 2004: “…Lo sviluppo dei Servizi Psicologia nel S.S.N. si pone, all’interno della logica aziendale, sull’asse risorse – risultati. Il progetto di costruire una LG organizzativa delle strutture e delle attività psicologiche è finalizzato a produrre una combinazione efficiente ed efficace delle risorse rispetto ai fabbisogni organizzativi ed alle funzioni ed ai compiti che la Psicologia, all’interno del S.S.N., è chiamata ad espletare, sviluppando le sinergie funzionali-organizzative con le altre strutture sanitarie.”
L’affermarsi del modello aziendale, con la sottolineatura posta nei confronti del raggiungimento di risultati gestionali efficienti necessita, anche per i servizi di psicologia, della definizione dei collegamenti tra obiettivi, risultati ed esiti degli interventi realizzati, vale a dire della valutazione dei reali risultati, in termini di esiti di salute, ottenuti dagli interventi stessi.
Per concludere questo mio primo contributo mi piace chiudere con tre interrogativi che focalizzino il rapporta tra la complessità del fare psicologia/e nel S.S.N. e la sfida lanciata dal processo di aziendalizzazione.
1. Dove siamo? (Lo stato dell’arte)
2. Dove vogliamo arrivare? (Il Piano di sviluppo)
3. Dove vorremmo essere? (Visione e strategia)
Nella speranza di stimolare qualche utile approfondimento vi invio i miei più cari saluti.
Riva del Garda, 29/07/2008
Francesco Reitano